Figliej: viticoltura di montagna


Bianca e Riccardo sono affascinati dalla cultura e dalle tradizioni del territorio in cui vivono, così, hanno deciso di intraprendere un lungo viaggio, e di farlo intraprendere a chiunque li vada a trovare, un viaggio che ha come fine quello di non lasciare abbandonate le tradizioni di un luogo millenario, facendo un po’ quel “salto nel passato” di cui si sente tanto parlare.

Un salto nel passato autentico, a partire dai rami di salice utilizzati per legare le piante delle viti, ai pali di castagno sostituiti a quelli di cemento per sorreggere “la pergola”, tipica forma di allevamento dei vigneti Canavesani, fino al rifiuto di utilizzare trattamenti chimici sulle piante ma, di evitare il più possibile anche quelli naturali, dal momento che più il terreno è naturale e fertile, meno la vite avrà bisogno dell’intervento dell’uomo.


Nasce così nel 2016 il progetto di recupero dei terrazzamenti e dei vigneti abbandonati nell’area limitrofa per salvaguardare sì la vite ma, soprattutto, l’ambiente, la montagna e tutto l’ecosistema circostante per non dimenticare la fatica e l’impegno delle generazioni passate ma, più importante, per assicurare un futuro degno e rigoglioso per questo splendido piccolo pezzo di Mondo.